Uno sguardo delicato sul mondo

di Salvatore Claudio D’Ambrosio


Editore: self publishing
Anno di pubblicazione: 2024
Pagine: 176

Capitoli: 25 storie


Genere: Narrativa contemporanea, raccolta di racconti realistici a tema sociale/emotivo

Target: Adult/New adult (ci sono temi pesanti e situazioni forti)

Contenuti sensibili/Trigger warning: nel complesso la raccolta è delicata, ma non “leggera” nei temi.

Trigger Warning presenti:

  • Dipendenze
  • Malattia fisica e mentale
  • Suicidio e idee suicida
  • Pena di morte/esecuzioni
  • Lutto
  • Povertà, sfruttamento lavorativo, lavoro minorile
  • Violenza domestica e ab*si raccontati/accennati
  • Fallimento economico, debiti, perdita dell’attività di famiglia

Premessa personale

Ho letto Uno sguardo delicato sul mondo incuriosita dall’idea di una raccolta di più racconti che “promette” uno sguardo gentile su persone ferite, marginali, spesso ai bordi delle proprie vite.

Fin dalle prime pagine è cristallino l’intento di Salvatore: non “fare il fenomeno” con la scrittura, ma raccontare persone comuni nel momento in cui qualcosa nella loro esistenza si è incrinato. L’atmosfera è confermata dai riferimenti a Carver e dalle parole dell’editor, che sottolineano quanto questi racconti vogliano essere un abbraccio empatico al lettore. 

Sono entrata nella lettura aspettandomi racconti malinconici e sociali: ho trovato proprio questo, con alcuni testi che colpiscono forte allo stomaco.


Trama

Non è un romanzo singolo, ma una raccolta di 25 racconti che funzionano come piccoli ritratti: ogni testo mette al centro una persona in un momento critico della propria vita. 

Qualche esempio (senza spoiler):

Un attore napoletano settantenne, “fuoriclasse” del teatro, al suo ultimo spettacolo, tra superstizioni, rimpianti e un amore rimasto nell’ombra (Il fuoriclasse).

Un uomo che ha amato per anni un collega più giovane e autodistruttivo, travolto dalla droga, costretto a scegliere tra salvarlo o assecondarne la rovina (Robertino).

Un bambino di otto anni sfruttato in una fabbrica di scarpe nel deserto, la cui vita “vale un dollaro al giorno” (Un dollaro).

I racconti non sono legati da una trama unica ma, sicuramente, da un filo coerente: fragilità, errori, colpa, possibilità (o impossibilità) di riscatto.


Stile, ritmo e playlist

Lo stile è semplice e diretto: si legge facilmente, senza costruzioni complicate e con periodi brevi, che danno un buon ritmo e rendono i racconti scorrevoli anche quando i temi sono pesanti.

Ogni tanto compaiono passaggi più curati e “poetici”, ma senza mai diventare eccessivi: l’attenzione resta sempre sui protagonisti e sulle loro storie. Nei dialoghi si avverte qua e là un tocco di dialetto napoletano, che aggiunge colore e realismo senza creare problemi di comprensione (lo sappiamo che non è un dialetto semplice).

Molti racconti iniziano a metà di una situazione già in corso e i dettagli arrivano poco per volta: il lettore scopre chi sono i personaggi e cosa li ha segnati man mano che legge. La chiusura è quasi sempre secca, con un’ultima immagine o un’ultima frase che taglia di netto e lascia addosso la sensazione giusta.

Musica

Ogni racconto è aperto da una canzone specifica (Portishead, Tricky, Elisa & Tina Turner, T. Rex, Devo, Ozzy, i Beach Boys, Brian Eno, etc.): funziona come colonna sonora emotiva e dà un mood preciso prima ancora di iniziare a leggere. 

Essendo racconti brevi, appunto, si leggono in poco tempo, ma lasciano strascichi emotivi. Non ho trovato parti prolisse: se qualcosa “pesa”, è il tema, non la scrittura; alcuni testi colpiscono subito, altri agiscono in differita.

In generale è una scrittura che punta all’impatto emotivo.


Cosa ho amato

La coerenza del progetto: venticinque racconti diversi, ma tutti legati da uno sguardo attento e rispettoso, non smielato. L’attenzione per gli “ultimi”: tossici, detenuti, lavoratori sfruttati, falliti, persone chiuse in casa da anni… nessuno viene trattato come “mostro”, ma come essere umano in frantumi. I finali che restano addosso: alcuni racconti chiudono con una sola immagine o frase che ti rimane in testa (il bambino che conta i soldi, il condannato a morte che ribalta la domanda, etc.). Le tracce musicali scelte aprono al meglio le storie e spesso la lettura diventa quasi una scena di un film. Alcuni racconti sono molto forti e ben riusciti: Un dollaro (durissimo e potentissimo), Ultimo accesso (chiusura/mancata crescita nell’era digitale), Pronto? (riflessione sulla pena di morte), Il fuoriclasse (dolceamaro), Stupido stupido stupido (depressione e fama).


Cosa non mi ha convinta

Il tono é molto omogeneo, quasi tutti i racconti lavorano sulle stesse corde emotive. Questo dà coerenza, ma se letti tutti di fila possono risultare “pesanti” e un po’ ripetitivi. In diversi testi si percepisce lo schema quasi ripetitivo: presentazione del personaggio – flashback/dettagli sul trauma – chiusura secca/morale. Funziona bene, ma alla lunga si sente quasi come un qualcosa di “troppo” uguale. Alcuni personaggi femminili restano più sullo sfondo rispetto alle figure maschili che hanno l’azione e l’arco centrale. Ma quando le donne emergono, a mio parere, funzionano super bene, e a me é venuta voglia di vederle ancora più al centro di quei piccoli mondi.


Mood e vibes

Il mood generale è malinconico, empatico, realistico, dolce-amaro, sociale, introspettivo.

Mentre l’atmosfera generale é una sofferenza raccontata con voce bassa, quasi da racconti riservati al buio, come se davvero fossimo seduti al tramonto a farci raccontare storie (“Samar” come ci spiega all’inizio Salvatore). 

I temi ricorrenti che troviamo nelle storie sono di persone al limite, il rapporto genitori/figli molto forti o disastrati, il fallimento del sogno di successo, il peso delle scelte fatte in gioventù e la colpa che non passa, lo sguardo esterno che osserva e non giudica.


Conclusione

Uno sguardo delicato sul mondo è una raccolta di racconti che fa esattamente quello che promette: prende vite spesso ignorate o date per scontate, e ci costringe a guardarci dentro senza sconti.

Non è una lettura di “intrattenimento leggero”: è più una serie di piccoli schiaffi gentili che ti fanno pensare a quanta fragilità ci sia nelle persone che incrociamo ogni giorno (e, magari, anche in noi stessi). Alcuni di questi racconti ti restano in testa per le immagini e le frasi che lasciano.

Direi che questo libro lo consiglierei a chi ama le storie brevi contemporanee e narrativa realista che guarda soprattutto ai margini; a chi cerca storie brevi ma intense, da leggere una alla volta e poi lasciar sedimentare quello che ti danno; a chi è sensibile ai temi sociali ma non sopporta i libri “predica”.

Lo sconsiglierei a chi cerca leggerezza, il romanticismo o l’happy ending (non pensare male!), a chi fatica con temi come morte, depressione, dipendenze, fallimento, etc.

Quindi, in poche parole, una super raccolta coerente, empatica e piena di umanità, con alcuni racconti davvero forti che alzano di molto la media generale.

Assegno 4 su 5 stelle 

Spero che questo articolo vi sia piaciuto e vi aspetto alla prossima recensione

da Ciao Libro

Pubblicato da Viky

Amo il cibo, i libri, gli animali e la maternità

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